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C.M. 25/02/1991 n. 34233b) Appoggi in gomma e PTFE. Le caratteristiche, il dimensionamento, la verifica, la posa in opera e le prove di accettazione degli apparecchi di appoggio in gomma e PTFE devono seguire quanto indicato nelle Istruzioni C.N.R. 10018/85 "Apparecchi di appoggio in gomma e PTFE nelle costruzioni". L'uso degli appoggi elastomerici semplici, cioè costituiti da un solo strato di gomma, dovrà essere limitato al caso di impalcati che abbiano spostamenti piccoli e comunque luci non superiori a 12 m. Nel caso di impiego di appoggi elastomerici armati per travate di luce superiore a 30 m è fatto obbligo al costruttore di fornire i certificati di tutte le prove, distruttive e non, specificate nelle istruzioni del C.N.R. citate. Tenuto conto della particolare severità delle condizioni ambientali e delle modalità di montaggio degli apparecchi in gomma per i ponti, i limiti della pressione media Õv e Õv calcolati come previsto dalle citate Istruzioni C.N.R. sono ridotti all'80% e pertanto valgono rispettivamente 12 e 8 N/mm². 6.1 Protezione dei vincoli Tutte le superfici metalliche non inossidabili che non siano conglobate nel getto di calcestruzzo, devono essere opportunamente verniciate in modo da garantirne la protezione superficiale dalla corrosione. Per gli apparecchi di appoggio di cui alla lettera b), si deve provvedere ad opportuni sistemi di protezione (parapolvere, raschiapolvere, ecc.) onde proteggere i piani di scorrimento contro gli imbrattamenti ed i danneggiamenti. Per i vincoli realizzati con cavi o barre pretesi, nelle zone non iniettate si deve provvedere a realizzare una adeguata protezione contro la corrosione. 6.2 Vincoli in zona sismica Al fine di ridurre gli effetti delle azioni sismiche, si possono adottare particolari dispositivi atti ad ammortizzare le vibrazioni ed a dissipare l'energia, la cui efficienza dovrà essere adeguatamente comprovata sia per quanto riguarda l'apparecchio sia per quanto riguarda il comportamento globale della struttura. In zona sismica gli apparecchi di appoggio scorrevoli dovranno consentire gli spostamenti previsti al punto B.9 delle norme tecniche per le costruzioni in zona sismica, oltre ovviamente agli spostamenti relativi del suolo in corrispondenza dei punti di vincolo. 7. OPERE ACCESSORIE 7.1 Giunti I giunti da adottare nei ponti devono soddisfare le seguenti esigenze: -gli spostamenti previsti fra le strutture adiacenti devono verificarsi senza creare apprezzabili discontinuità, risalti ed avvallamenti del piano viabile, al fine di limitare le sollecitazioni di urto alle strutture e disturbi al traffico; -l'operazione di sostituzione di parti danneggiate od usurate deve poter avere luogo possibilmente senza provocare la totale chiusura del ponte al traffico; devono essere adottati tutti gli accorgimenti utili ad evitare l'asportazione ed il rifluimento del materiale costituente la pavimentazione a contatto con il giunto; - i materiali impiegati devono presentare caratteristiche meccaniche e chimiche tali da assicurare una adeguata durabilità; - garantire una adeguata impermeabilità nei confronti dell'infiltrazione delle acque piovane. Il giunto dovrà essere proporzionato per far fronte agli spostamenti relativi delle strutture che esso deve collegare; nella valutazione di tali spostamenti dovranno essere adottati opportuni criteri di prudenza. In ogni caso dovrà essere adottato un adeguato margine di sicurezza, sia nel caso della chiusura che dell'apertura del giunto rispetto alla massima escursione totale prevista. Nel dimensionamento degli elementi costituenti il giunto si dovrà tener conto della natura ciclica e dinamica delle sollecitazioni che può dar luogo a rilevanti effetti di fatica. Particolare cura dovrà essere posta nel proporzionamento e nella posa degli ancoraggi di collegamento del giunto alle strutture adiacenti, tenendo anche conto, se del caso, degli spostamenti e delle rotazioni delle strutture. In zona sismica non si applicano ai giunti le prescrizioni di cui al punto B.9 delle norme tecniche per le costruzioni in zona sismica. 7.2 Pavimentazione stradale Di norma la pavimentazione stradale sul ponte deve esser tale da non introdurre apprezzabili variazioni di continuità rispetto alla strada nella quale il ponte è inserito. Pertanto, in linea di massima, nel caso più frequente di sovrastrutture di tipo "flessibile", salvo casi particolari, sul ponte debbono proseguire gli strati superiori di pavimentazione in conglomerato bituminoso. L'anzidetta pavimentazione deve presentare pendenza trasversale minima non inferiore al 2%. Il conglomerato bituminoso deve presentare una percentuale di vuoti particolarmente bassa onde ridurre i pericoli di permeazione e saturazione d'acqua nella pavimentazione, facilitate dalla presenza dell'impermeabilizzazione sottostante. 7.3 Impermeabilizzazione a) Caratteristiche Gli strati impermeabilizzanti, oltre che possedere permeabilità all'acqua praticamente nulla, devono essere progettati ed eseguiti in modo da avere: - elevata resistenza meccanica, specie alla perforazione in relazione sia al traffico di cantiere che alle lavorazioni che seguiranno alla stesa dello strato impermeabilizzante; - deformabilità, nel senso che il materiale dovrà seguire le deformazioni della struttura senza fessurarsi o distaccarsi dal supporto, mantenendo - praticamente inalterate tutte le caratteristiche di impermeabilità e di resistenza meccanica; -resistenza chimica alle sostanze che possono trovarsi in soluzione o sospensione nell'acqua di permeazione. In particolare dovrà tenersi conto della presenza in soluzione dei cloruri impiegati per uso antigelo; - durabilità, nel senso che il materiale impermeabilizzante dovrà conservare le sue proprietà per una durata non inferiore a quella della pavimentazione, tenuto conto dell'eventuale effetto di fatica per la ripetizione dei carichi; -compatibilità ed adesività sia nei riguardi dei materiali sottostanti sia di quelli sovrastanti (pavimentazione); - altre caratteristiche che si richiedono sono quelle della facilità di posa in opera nelle più svariate condizioni climatiche e della possibilità di un'agevole riparazione locale. Le suaccennate caratteristiche dell'impermeabilizzazione devono conservarsi inalterate: tra le temperature di esercizio che possono verificarsi nelle zone in cui il manufatto ricade e sempre, comunque, tra le temperature di -10º e +60 ºC; sotto l'azione degli sbalzi termici e sforzi meccanici che possono verificarsi all'atto della stesa delle pavimentazioni o di altri strati superiori. Dovranno prevedersi prove e controlli di qualità e possibili prove di efficienza. b) Materiali e loro posa in opera Dovranno essere utilizzati materiali e trattamenti per i quali si disponga di un'adeguata documentazione sperimentale, in particolare per ciò che riguarda la permanenza nel tempo delle caratteristiche fisiche, chimiche e meccaniche. Si raccomanda la massima cura nella finitura delle superfici da proteggere. Gli spessori degli strati da stendere dovranno essere comunque tali da coprire con sicurezza ed efficacia le eventuali irregolarità superficiali e consentire la sicura continuità degli strati. Particolare cura dovrà essere rivolta alla protezione delle zone singolari dei ponti (marciapiedi, cordoli, bocchettoni per acqua piovana, ecc.) che costituiscono potenziali vie di penetrazione delle acque. 7.4 Smaltimento delle acque piovane Il sistema di smaltimento delle acque meteoriche deve essere tale da evitare ristagni sulla sede stradale. I vari bocchettoni, cui resta affidata la funzione di evacuazione di cui sopra, devono essere disposti in numero ed in posizioni dipendenti dalla geometria planoaltimetrica della sede stradale e, di regola, devono presentare sezione libera di deflusso di almeno 50 cm². Ogni bocchettone deve essere costituito da una parte tubolare eduttiva saldata ad una piastra metallica direttamente poggiata sull'estradosso del rustico del piano viario, al di sopra del quale è distesa in modo opportuno la impermeabilizzazione. Il tubo di eduzione dovrà essere prolungato fino a portare l'acqua di scolo a distanza tale da evitare scolature sulle strutture anche in presenza di vento. Nel caso di attraversamento di zone urbane ed in tutti quei casi in cui le acque di eduzione possono produrre danni e inconvenienti, è prescritto che esse siano intubate fino a terra ed eventualmente immesse in un sistema fognante. Nelle strutture a cassone devono praticarsi dei fori di evacuazione di even- tuali acque di infiltrazione nei punti di possibile accumulo, verso i quali devono essere indirizzate le pendenze interne delle strutture. Si devono dotare tali fori di tubi di evacuazione e di gocciolatoi, al fine di evitare scoli di acque sul manufatto. 7.5 Ispezionabilità delle opere Di regola le opere devono essere ispezionabili in tutte le loro parti e pertanto occorrerà predisporre gli opportuni accorgimenti che ne consentano l'attuazione. Nelle tipologie di impalcato a sezione chiusa, si deve prevedere - ove possibile - anche l'ispezionabilità interna a mezzo di appositi passi d'uomo; in caso contrario si dovrà o prevedere appositi provvedimenti che assicurino un più elevato livello di protezione delle pareti interne oppure adottare accorgimenti che consentano comunque l'ispezione ottica. Quanto sopra vale anche per le pile di rilevante importanza statica a struttura cava cellulare (ad una o più celle) per le quali sia necessaria l'ispezionabilità interna. 8. NORME DI ESECUZIONE E COLLAUDO 8.2 Collaudo Le norme tecniche oggetto delle presenti istruzioni vietano la messa in esercizio dei ponti prima dell'esecuzione del collaudo statico. Ne consegue pertanto l'esigenza che le operazioni di collaudo vengano espletate con tempestività adeguate alle necessità di apertura al traffico. Anche a tal fine si ritiene che - salvo il caso di modesti manufatti - il collaudo statico venga affidato "in corso d'opera". Per quanto concerne inoltre gli accertamenti di collaudo, le medesime norme tecniche rinviano alle corrispondenti norme emanate ai sensi dell'art. 21 della legge 5-11-1971 n. 1086 per le opere in c.a., in c.a.p. ed a struttura metallica. A tale proposito si ricorda che le prescrizioni di cui al decreto ministeriale 27/07/1985, punto 8 parte I e punto 7 parte II, sono prescrizioni "di minima" inderogabili e che il Collaudatore, nell'ambito dei suoi poteri discrezionali, potrà estendere i propri accertamenti ove ne ravvisi la necessità. Qualora in un lotto stradale, soggetto a collaudo unico, ricadano ponti che presentano caratteristiche ripetitive, è consentito al Collaudatore di sottoporre alle prove di carico solo alcune delle opere o degli elementi strutturali ripetuti fra loro uguali, purchè ciò sia fatto almeno una volta per ogni tipo diverso e, nell'ambito di uno stesso tipo di opere o di elementi ripetuti, almeno una volta ogni cinque. In ogni caso, tutte le opere devono essere assoggettate singolarmente al carico e per esse il Collaudatore accerterà che non si producano lesioni od altri segni esteriori di dissesto durante od a seguito del carico. Quando per la realizzazione delle opere in questione si adottino tecniche esecutive di tipo non sufficientemente sperimentato, si raccomandano tempestive prove di carico, con rilevamento dello stato della tensione e di deformazione del primo complesso strutturale realizzato. I carichi di prova dovranno essere, di regola, tali da indurre nelle strutture dei ponti le massime sollecitazioni di progetto sia globali che locali. Solo in caso di accertata difficoltà a disporre di tali carichi è consentita una riduzione, fino al 20%, delle sollecitazioni massime dovute al carico accidentale incrementato dal coefficiente dinamico. Le deformazioni teoriche saranno calcolate tenendo conto delle prescrizioni fornite dalle norme vigenti per quanto concerne i valori delle sezioni reagenti da assumere per le strutture in c.a. e c.a.p. Le deformazioni reali saranno misurate con i sistemi più opportuni atti a fornire al Collaudatore valori convenientemente approssimati delle deformazioni stesse. Nel rilevamento delle deformazioni sarà necessario adottare metodologie ed accorgimenti atti ad individuare e separare l'influenza diretta e indiretta delle variazioni termiche che possono verificarsi durante la prova. Il Collaudatore potrà anche procedere, in aggiunta alle prove di carico ed alle misure prima indicate, all'esecuzione di controlli a mezzo di prove dinamiche, prove fisiche, ecc. Il Collaudatore dovrà comunque effettuare i riscontri geometrici essenziali dell'opera (ad es.: verticalità delle pile; posizione e corsa iniziale degli apparecchi di appoggio, ecc.), confrontandoli con i dati di progetto e riportandoli nella relazione di collaudo, anche al fine dei periodici successivi accertamenti. |
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